Dazi USA, presidente Legacoop Gamberini: duro colpo, evitare la guerra commerciale

Roma, 3 aprile 2025 – “È indispensabile e urgente che le istituzioni europee si impegnino a intensificare il dialogo con Washington per giungere a una soluzione diplomatica e negoziale, evitando lo scoppio di una guerra commerciale i cui effetti sarebbero gravi per le nostre economie, ma anche per quella statunitense”.

A dirlo è il presidente di Legacoop, Simone Gamberini, commentando l’imposizione di dazi sulle produzioni europee annunciata formalmente ieri dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump.

“Le nuove misure tariffarie imposte dall’amministrazione Trump – sottolinea Gamberini – colpiranno duramente l’economia europea e, naturalmente, quella italiana. I dazi su prodotti simbolo del Made in Italy, in particolare quelli delle filiere del vino, dei formaggi DOP, dell’olio d’oliva, dell’ortofrutta, rischiano di compromettere la competitività delle nostre imprese, con gravi ripercussioni su esportazioni, occupazione e crescita economica. L’Italia è uno dei principali esportatori di eccellenze agroalimentari negli Stati Uniti e queste tariffe punitive mettono a rischio un comparto che vale miliardi di euro e sostiene migliaia di posti di lavoro. Preoccupano fortemente anche gli effetti negativi, in termini di riduzione degli ordinativi a partire dai prossimi mesi, che i dazi produrranno sul settore manifatturiero, dove le nostre cooperative sono presenti, ad esempio, nella produzione di macchinari per l’industria e nella ceramica, e per le imprese della componentistica che già sono alle prese con la crisi dell’automotive”.

“La risposta – conclude il presidente di Legacoop – non può essere una spirale di ritorsioni commerciali, che aggraverebbe la situazione e danneggerebbe sia le economie europee che quella americana. È perciò fondamentale che l’Unione Europea, con il sostegno del governo italiano, lavori per trovare soluzioni diplomatiche e negoziali, evitando l’escalation di una guerra commerciale che penalizzerebbe consumatori e imprese da entrambe le sponde dell’Atlantico. Il commercio internazionale deve basarsi su regole eque e sul rispetto reciproco, non su misure protezionistiche che generano solo incertezza e instabilità”.

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